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Come gestire il bullismo a scuola: soluzioni che riducono i casi già dal primo mese

Maristella Rondaninidi Maristella Rondanini· 22/08/2026 06:11
Come gestire il bullismo a scuola: soluzioni che riducono i casi già dal primo mese

Riduci gli episodi già nel primo mese con quattro mosse: presidiare i punti critici, attivare una segnalazione anonima, rispondere in modo rapido e riparativo, fissare regole di classe co-costruite. Misura ogni settimana. E usa un protocollo unico per tutti gli adulti.

Primi 7 giorni: mappatura e protocollo unico

Nomina un referente antibullismo e un micro-team (3-5 docenti, un collaboratore scolastico, uno studente rappresentante). Compito: coordinare, raccogliere dati, dare feedback settimanale al collegio.

Mappa gli "hotspot": brevi sondaggi anonimi in ogni classe per indicare dove e quando si verificano prepotenze o prese in giro persistenti. Di solito: corridoi, bagni, cortile, fermate del bus, ingresso/uscita.

Presidia gli hotspot negli orari caldi con turni visibili. Presenza in movimento, sguardo ampio, contatto verbale breve e rispettoso. È prevenzione primaria.

Attiva una cassetta fisica e un modulo digitale anonimo per segnalare episodi e segnali precoci (gruppi esclusivi, soprannomi offensivi, minacce velate). Spiega come usarli in ogni classe.

Stabilisci un protocollo unico in 5 passaggi. Deve stare in una pagina, chiaro per tutti.

  • Interrompi subito, in modo calmo e fermo.
  • Separa i coinvolti e garantisci sicurezza alla vittima.
  • Raccogli fatti essenziali senza interrogatori pubblici.
  • Documenta su una scheda standard e informa il team.
  • Contatta le famiglie entro 24 ore con un piano di azione.

Settimane 2-3: regole condivise e alleanze tra pari

Dedica due ore complessive in ogni classe a chiarire la differenza tra conflitto e bullismo, e a costruire un patto di convivenza. Parole semplici, esempi concreti, casi brevi.

Scrivi con gli studenti cinque regole operative. Poche, misurabili, visibili in aula.

  • Si ferma subito quando qualcuno dice “stop”.
  • Si chiede il permesso per usare foto, nomi, oggetti.
  • Niente gruppi chiusi che escludono intenzionalmente.
  • Chi assiste segnala a un adulto entro la giornata.
  • Le scuse sono pubbliche se l’offesa è avvenuta in pubblico.

Forma tutor di cortile e compagni sentinella nelle classi medie e superiori. Breve training su come segnalare, come includere un compagno isolato, come accompagnarlo verso un adulto.

Introduce una routine socio-emotiva di due minuti a inizio lezione: un check-in rapido con una parola o un colore. Serve a intercettare tensioni e a dare voce a chi fatica a esporsi.

Presta attenzione ai bisogni educativi speciali: segnalatori visivi, tempi di decompressione, spazi prevedibili. La prevedibilità riduce i conflitti e protegge gli studenti più fragili.

Risposta educativa: sanzioni e riparazione

Le sanzioni funzionano se sono immediate, proporzionate e spiegate. Le sospensioni lunghe, da sole, raramente cambiano i comportamenti.

Integra la sanzione con azioni riparative: lettere di scuse, restituzioni concrete, aiuti di utilità per la comunità scolastica, cerchi di parola mediati. È l’approccio della Giustizia riparativa.

Per l’autore dell’offesa, predispone un contratto di comportamento con obiettivi settimanali e un adulto tutor. Monitoraggio quotidiano, rinforzi positivi quando rispetta gli impegni.

Per la vittima, definisci un “piano di sicurezza”: adulto di riferimento, compagni spalla, percorsi protetti negli spazi caldi, contatto giornaliero di verifica. Offri accesso al servizio psicologico se presente.

Coinvolgi le famiglie di entrambe le parti con incontri brevi, focalizzati su fatti, impegni e tempi. Niente processi collettivi, niente etichette definitive.

Cyberbullismo: continuità scuola-famiglia

Ricorda gli obblighi e le tutele previsti dalla Legge 71/2017 sul cyberbullismo. La scuola può attivare rapidamente procedure di ammonimento, richiesta di rimozione dei contenuti e supporto della Polizia Postale.

In classe definisci regole per chat e dispositivi: orari, linguaggio, gestione delle immagini. Predisponi un canale protetto per inviare screenshot in caso di offese. Educa alla privacy, al consenso, alla prova digitale.

Con le famiglie concorda un “patto digitale”: tempi di uso, supervisione, conseguenze condivise. Offri una serata informativa con esempi concreti e numeri utili.

Misurare i risultati settimana per settimana

Senza dati non c’è miglioramento. Usa indicatori semplici e pubblici all’interno del collegio.

  • Numero di episodi registrati e loro gravità.
  • Tempi medi di risposta dal docente al team e alle famiglie.
  • Percezione di sicurezza di studenti e personale (sondaggio flash a 3 domande).
  • Presenze attive negli hotspot per fascia oraria.
  • Numero di segnalazioni anonime e tasso di risoluzione.

Condividi i risultati ogni settimana in dieci minuti di briefing. Se un’area resta critica, sposta lì le risorse per sette giorni e verifica l’effetto. Piccoli aggiustamenti, fatti spesso.

Errori da evitare

  • Campagne una tantum senza presidio quotidiano.
  • “Tolleranza zero” dichiarata e non applicata con coerenza.
  • Sanzioni sole, senza riparazione e senza tutoraggio.
  • Riunioni fiume che colpevolizzano, senza un piano operativo.
  • Ignorare i segnali deboli: soprannomi, risate corali, esclusioni.

La differenza si vede presto quando adulti e studenti condividono linguaggio, strumenti e tempi. È lavoro di squadra. Con regole chiare, ascolto e dati, il clima cambia già in quattro settimane.

Maristella Rondanini
Maristella Rondanini

Maristella è stata referente per l'integrazione scolastica di studenti con bisogni speciali in diversi istituti del Nord Italia. Si occupa di formazione su tematiche di accessibilità e differenziazione didattica per docenti e famiglie.