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Insegnare le tabelline senza stress: un gioco che rende tutto più facile

Davide Callegaridi Davide Callegari· 15/08/2026 07:39
Insegnare le tabelline senza stress: un gioco che rende tutto più facile

Le tabelline rappresentano ancora oggi uno dei nodi critici della didattica primaria. Genitori e insegnanti si trovano costantemente di fronte al dilemma: come fare memorizzare efficacemente le moltiplicazioni senza trasformare lo studio in un'esperienza traumatica? La pressione di "imparare a memoria" crea spesso ansia nei bambini, alimentando blocchi psicologici che possono durare anni. Eppure esiste un approccio radicalmente diverso, basato sul gioco e sulla logica, che trasforma il problema in un'occasione di scoperta.

Durante la mia esperienza di docente di lettere in provincia di Torino, ho osservato come molti ragazzi che arrivano alle medie con fragilità di base in matematica presentavano il medesimo denominatore comune: tabelline affrontate con paura e acquisite in modo meccanico, senza comprensione profonda. Il risultato era che li dimenticavano alla prima occasione di stress. La strada giusta non è costringere la memoria, ma stuzzicare la curiosità matematica attraverso il gioco.

Il problema: perché le tabelline stressano davvero

Partiamo da una verità scomoda. Le tabelline insegnate come pura memorizzazione sono una forma di violenza cognitiva, non una pedagogia. Chiedere a un bambino di ripetere "sei per sette, quarantadue" dieci volte consecutivamente non sviluppa comprensione: crea solo ansia e frustrazione.

Il vero problema è che molti insegnanti, per questioni di tempo e pressione curricolare, saltano il passaggio fondamentale: spiegare il perché dietro ogni moltiplicazione. Un bambino che capisce che 6 × 7 significa "sei gruppi di sette oggetti" non ha bisogno di memorizzare nulla. La comprensione della struttura sostituisce naturalmente la memoria meccanica.

Inoltre, lo stress da prestazione amplifica il blocco. Quando il bambino avverte che "sbagliare le tabelline è grave" e che i genitori controllano le sue performance con ansia, attiva una risposta di blocco emozionale che impedisce letteralmente la memorizzazione. È neuroscienza, non pigrizia.

Il criterio risolutivo: il gioco come struttura logica

Non tutte le "gamificazioni" delle tabelline sono efficaci. Molti giochi sul mercato rimangono comunque mnemonici, mascherati da divertimento. La differenza cruciale è questa: devi cercare proposte che facciano comprendere la struttura moltiplicativa, non solo memorizzare risultati.

Uno strumento particolarmente efficace è la tavola pitagorica interattiva. Non quella da guardare, ma quella che il bambino costruisce giocando. Ci sono versioni cartacee dove il bambino scopre autonomamente i pattern: notando, ad esempio, che la colonna dell'8 aumenta sempre di 8, oppure che moltiplicare per 9 produce risultati con una proprietà particolare (la somma delle cifre è sempre 9, fino a un certo punto). Questi pattern sono matematica vera.

Un secondo approccio molto valido è il Metodo Montessori|metodo Montessori applicato alla moltiplicazione, con i "Dorati", i bastoncini colorati che rappresentano quantità concrete. Il bambino non memorizza: manipola, vede, tocca. La memoria arriva come conseguenza naturale dell'esperienza sensoriale.

Infine, ci sono giochi di carte come "Moltiplicazioni Pazze" o varianti con dadi che pongono il bambino nella posizione di scopritore. Quando è il bambino a creare il problema ("tira due dadi, moltiplica i numeri"), anziché riceverlo passivamente, l'engagment cognitivo cambia completamente. La domanda diventa sua, e la risposta diventa una conquista.

Gli errori più comuni che vanificherebbero il gioco

Anche il gioco può trasformarsi in tortura, se mal condotto. Primo errore: usare il gioco come punizione mascherata. "Adesso facciamo il gioco divertente delle tabelline" detto con tono severo mantiene lo stesso clima ansioso di prima.

Secondo errore: imporre tempi e competizione precoce. "Vediamo chi le sa tutte meglio" con cronometro può annullare completamente i benefici. La competizione ha senso solo quando la padronanza è già acquisita con piacere.

Terzo errore: saltare il gioco per tornare subito alla verifica scolastica. Il gioco deve mantenersi puro, senza strumentalizzazione a test. Se il bambino capisce che "il gioco è solo per imparare le tabelline che mi chiederà la maestra", la motivazione intrinseca muore.

Quarto errore: scegliere giochi che rimangono comunque mnemonici, solo colorati. Una app che ripete "5 × 6 = 30" con grafiche belle è sempre memorizzazione forzata. Cerca invece proposte che costruiscono ragionamento.

La presa di posizione: cosa farei al tuo posto

Se fossi al posto tuo, inizierei il nuovo anno scolastico con una decisione netta: abbandono totale della memorizzazione come obiettivo immediato. Per il primo trimestre, la priorità è capire il senso della moltiplicazione attraverso il gioco.

Sceglierei uno strumento principale—che sia la tavola pitagorica costruita dal bambino, i bastoncini Montessori, o un gioco di carte strutturato—e ci tornerei ogni giorno per 15-20 minuti, senza pressione.

Comunicherei esplicitamente al bambino: "Non devi memorizzare nulla ora. Dobbiamo imparare come funziona la moltiplicazione giocando. Una volta che capirai il meccanismo, le risposte arriveranno da sole."

Questo rimuove il peso psicologico e trasforma il compito in esplorazione. Mediamente, un bambino che ha compreso veramente la struttura memorizza naturalmente la maggior parte delle tabelline entro 2-3 mesi, senza sforzo consapevole.

Checklist operativa finale

  • Scegli uno strumento principale: tavola pitagorica interattiva, bastoncini Montessori, o gioco di carte strutturato
  • Stabilisci una routine breve: 15-20 minuti al giorno, sempre nello stesso momento, senza fretta
  • Mantieni il gioco puro: nessun collegamento immediato con verifiche o voti scolastici
  • Comunica il nuovo approccio: al bambino e alla scuola, chiarendo che la priorità è la comprensione
  • Osserva i pattern che emergono: aiuta il bambino a notare le regolarità, non a memorizzarle
  • Premia la curiosità, non la velocità: "Ho notato che ti è venuto naturale!" vale più di "L'hai fatto veloce!"
  • Monitora il clima emotivo: se emerge ansia, torna indietro e semplifica; il gioco deve rimanere piacevole
  • Pazienza sui tempi: ogni bambino ha il suo ritmo; la fretta è il nemico principale
Davide Callegari
Davide Callegari

Davide ha maturato una lunga carriera come docente di lettere in provincia di Torino, impegnandosi nell'alfabetizzazione di studenti di seconda generazione. Da anni sviluppa metodi per supportare la lettura tra i ragazzi più giovani.